MUSEO DEL BRACCONAGGIO E DELLE TRAPPOLE
Infatti molto tempo fa il bracconaggio era praticato dai valligiani quale espediente per far fronte alla comune miseria. Accadeva allora che cacciatori penetrassero illegalmente nelle riserve dei nobili per fare razzia di caprioli, daini, cervi e altri animali.
In epoca moderna gli atti di bracconaggio dovuti ad esigenze alimentari hanno purtroppo ceduto il passo a un triste commercio di esamplari resi preziosi dalla loro bellezza e rarità.
Questo fatto, unitamente all'uso tradizionale di trappole di vario genere usate dai bracconieri, ha contribuito a generare nell'opinione pubblica una condanna morale su tale pratica, un atteggiamento che ha impedito di guardare alle origini e alle ragioni storiche del bracconaggio con sufficiente imparzialità.
L'obiettivo del Museo del Bracconaggio, il cui allestimento verrà presto rinnovato dal Comune di Bardi in collaborazione con l'Università di Parma, è quello di spiegare l'antico significato che questa attività illegale ha avuto nella vita delle popolazioni montane e al tempo stesso illustrare i principali aspetti di protezione della fauna e dell'ambiente.
Il percorso si articola in vetrine-diorami che ricostruiscono porzioni di ambiente naturale con gli esemplari imbalsamati delle specie oggetto di bracconaggio (tra cui il lupo, la poiana, lo sparviero) e gli attrezzi per la cattura.
Ogni vetrina è affiancata da nuovi pannelli a scopo didattico che illustrano la biologia degli animali e le particolarità del loro ambiente naturale.
Di sicuro interesse è la sezione dedicata alla legge Cites (che regola il commercio e la detenzione di specie rare o in pericolo di estinzione) dove vengono mostrati in modo organico oggetti ricavati da specie protette. La rinnovata veste del museo, con un'appropriata illuminazione, vuole portare alla luce in un'atmosfera serena il passato e il presente del bracconaggio perché i visitatori facciano propria altrettanto serenamente la difesa dell'ambiente naturale e della legalità venatoria.
