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Comune di Bardi (PR) Val Ceno

BARDI - portale turismo: IL CASTELLO


Il Centro Studi della valle del Ceno si occupa della promozione culturale della valle. Nel corso della sua lunga storia, fu fondato nel 1973 dal Cardinal Samorè, (consigliere di quattro papi e illustre diplomatico vaticano, che non dimenticò mai le proprie origini).
Il Centro Studi si è sempre distinto per una prolifica attività di ricerca storica, artistica e antropologica, raccolta in numerose pubblicazioni e allestimenti temporanei che hanno animato la vita culturale della valle.
L'obiettivo del cardinale e dei suoi successori è stato sempre quello di rivitalizzare il territorio facendo leva soprattutto sui giovani.
Il Centro Studi è stato protagonista della prima apertura al pubblico del castello e ha curato i primi allestimenti, da cui è derivato il Museo della Civiltà Valligiana.
Ha sede in via San Francesco 25 a Bardi.
MUSEO DELLA CIVILTÀ VALLIGIANA
Il castello di Bardi è l'emblema della Val Ceno.
Con la sua imponenza domina il paesaggio e generazioni di valligiani l'hanno temuto o ne hanno ricevuto protezione, seguendo le oscillazioni del pendolo della storia. È quindi coerente con le vicende del territorio che all'interno della fortezza trovi sede anche un museo dedicato in modo specifico alla civiltà valligiana, con i suoi oggetti, domestici o di lavoro, frutto della millenaria esperienza di vita di montagna.

Il Museo della Civiltà Valligiana si trova nell'ala sud del castello. I locali originariamente erano destinati agli alloggi dei cortigiani e oggi presentano un assetto decorativo semplificato dove emergono le volte a padiglione con cornici in stucco modanate all'innesto.

La realizzazione di una raccolta in grado di testimoniare la civiltà materiale dell'area, è stata un'intuizione del gruppo di appassionati del Centro Studi della Val Ceno. L'associazione, fondata dal Cardinale Samorè, intraprese fin dagli anni Settanta una raccolta di oggetti della vita contadina, dei mestieri e delle arti (i più antichi risalgono al XVIII secolo) senza trascurare i mobili e l'arredamento. Fu un'opera importantissima, condotta in un periodo in cui si preferiva gettare che conservare, ed oggi, quanto raccolto, costituisce l'ossatura del museo.
L'ubicazione della raccolta nel castello avvenne pochi anni dopo e furono realizzati diversi allestimenti su iniziativa degli allora presidente architetto Tassi Carboni e segretario Giuseppe Conti.
Attualmente ciascuno dei sette ambienti dedicati alla collezione, propone uno spaccato specifico della vita quotidiana dell'epoca preindustriale. Le stanze nella parte a sinistra del salone centrale, sono riservate al mondo del lavoro.
La prima di queste è dedicata alla figura dell'artigiano domestico, con gli oggetti
necessari alla manutenzione dell'abitazione e gli attrezzi da lavoro; nell'ambiente successivo si incontrano figure tipiche dell'artigianato montano: il falegname, il sarto, il ciabattino.
Tutte sono strettamente connesse all'economia del bosco e della pastorizia: con i loro poveri strumenti provvedevano a fornire agli abitanti la maggioranza degli oggetti di lavoro e d'uso comune, oltre che il vestiario.
Alle figure del carraio e del maniscalco e dello scalpellino, il cui lavoro coadiuvava indirettamente la comunicazione della valle verso l'esterno, sono riservate le ultime due stanze. Il lato destro (a ovest) è invece dedicato al mondo domestico. La ricca raccolta di oggetti ha permesso la ricostruzione con elementi originali delle due stanze che componevano l'abitazione rurale: la cucina e la camera da letto.

Il Museo della Civiltà Valligiana è interessato da un progetto di riqualificazione. Quando sarà completato permetterà una fruizione più approfondita, grazie a nuovi pannelli descrittivi e a strumenti multimediali che proporranno testimonianze orali della quotidianità del passato.


Il Centro Studi della valle del Ceno si occupa della promozione culturale della valle. Nel corso della sua lunga storia, fu fondato nel 1973 dal Cardinal Samorè, (consigliere di quattro papi e illustre diplomatico vaticano, che non dimenticò mai le proprie origini).
Il Centro Studi si è sempre distinto per una prolifica attività di ricerca storica, artistica e antropologica, raccolta in numerose pubblicazioni e allestimenti temporanei che hanno animato la vita culturale della valle.
L'obiettivo del cardinale e dei suoi successori è stato sempre quello di rivitalizzare il territorio facendo leva soprattutto sui giovani.
Il Centro Studi è stato protagonista della prima apertura al pubblico del castello e ha curato i primi allestimenti, da cui è derivato il Museo della Civiltà Valligiana.
Ha sede in via San Francesco 25 a Bardi.
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