Per l'epoca Romana vi sono i segni di un popolamento sparso; vari resti di fornaci ed edifici di questo periodo sono stati rinvenuti nel territorio del comune.
Dopo un vuoto di secoli un gruppo di
"arimanni", liberi guerrieri longobardi, si insedia nei boschi attorno alla grande roccia su cui sorgerà il castello, probabilmente
verso il VII secolo; da loro prende il nome il luogo,
"Silva Arimannorum", ed il villaggio nascente, "Bardi".
Ma l'etimologia del nome è controversa. «Bardi» infatti secondo la leggenda deriverebbe da «Bardus» o «Barrio», l'ultimo degli elefanti al seguito dell'esercito di Annibale che sarebbe morto qui durante la marcia verso Roma. In suo ricordo, Annibale avrebbe quindi deciso di fondare una colonia. Secondo la storia invece il toponimo «Bardi» deriverebbe dall'appellativo che contradistingueva la nobiltà longobarda - i cosiddetti Arimanni - un gruppo dei quali si stabilì qui attorno al 600 d.C.
La scheda di
Wikipedia così descrive gli Arimanni:
Per arimanno (dal germanico heer - esercito mann - uomo) si intendeva ogni maschio adulto libero nelle antiche tribù germaniche. Il termine, etimologicamente, significherebbe uomo in armi e ciò testimonia il fatto che nelle antiche società germaniche libertà e diritto-dovere di portare le armi fossero due cose strettamente collegate. Quei popoli, infatti, dediti principalmente al saccheggio ed in prevalenza non stanziali, vedevano la guerra come un elemento aggregante del gruppo, un'attività che doveva riguardare tutti i membri a pieno titolo, senza esclusione alcuna. Chi non poteva portare le armi (come le donne ed i bambini), dunque, non aveva il diritto di godere della stessa dignità altrui.
L'arimanno copriva un gradino intermedio nella società germanica: sopra di lui c'era il re o il capo, mentre al di sotto c'erano gli schiavi, composti più che altro da prigionieri razziati durante le spedizioni di saccheggio estive. Questa organizzazione sociale fu mantenuta fino al contatto con quella latina avvenuto dopo la caduta dell'Impero Romano.
Con lo stanziamento dei germani e l'acquisizione da parte di questi popoli della tradizione latifondista romana, la figura dell'arimanno cominciò a perdere importanza: i contadini sottomessi divennnero la nuova classe servile, mentre i barbari, una sparuta minoranza, formarono una nuova aristocrazia. Così cominciò a formarsi la divisione tra pauperes e potentes tipica della società medievale.
Il feudalesimo franco fece scomparire progressivamente la figura dell'arimanno, i cui ultimi epigoni furono gli allodieri. Si può, tuttavia, notare una sorta di continuità tra il cavaliere medievale feudale e l'antico uomo libero germanico, entrambi detentori di un certo status dovuto alla stirpe ed alla vita guerriera.
Interessanti anche gli spunti provenienti da “Le comunalie: una storia di 20 secoli”, di
Giacomo Bernardi
Le invasioni che seguirono la caduta dell’Impero Romano, si presume non abbiano modificato gli usi preesistenti, anzi con l’arrivo dei Longobardi è assai probabile che il principio della collettività fondiaria si sia ulteriormente consolidato trovando rispondenza favorevole in quelle che erano le abitudini e le tradizioni dei popoli germanici. (...)
Consideravano il suolo come proprietà collettiva che apparteneva alla tribù, alla “fara”, mentre i singoli individui non ne avevano che il godimento temporaneo. Come tra tutti i popoli Germanici, l’ideale dell’uomo era quello della guerra e nei brevi intervalli la caccia. Il lavoro dei campi era invece ritenuto inadatto, quasi disonorevole. (...)
La dominazione longobarda influì più di ogni altra sull’evoluzione della società medioevale, incidendo in modo particolare sul territorio e non sulle città che essi evitavano.(...)
Nel primo medioevo grande incidenza, anche sotto l’aspetto economico, ebbero gli Enti ecclesiastici particolarmente ricchi e potenti nella nostra zona, cosicché intorno al mille il paesaggio cominciò ad animarsi della presenza sempre più fitta di chiese, oratori, monasteri, ospizi che avevano proprietà ovunque e intorno ai quali andavano formandosi nuclei abitati.
La necessità di lavorare i terreni spinse sempre più verso l’alto gli insediamenti e si andavano così formando i primi nuclei rurali abitati, anche se il paesaggio rimaneva sempre dominato dalla vastità delle selve.
Questa ampia estensione, quasi del tutto incolta, era frequentata da cacciatori, boscaioli, pastori, pescatori che trovavano di che vivere, in queste immense proprietà comuni, in presenza di una economia ancora primitiva.
Ed invero, qui come altrove, la proprietà collettiva, ossia il godimento comune dei boschi e dei pascoli, ha rappresentato per lunghi secoli la fonte essenziale dei mezzi di sussistenza della gente di montagna.