La chiusura del territorio verso Ia penetrazione degli interessi economici di chiese e monasteri nel suo interno, fino alla meta del secolo IX, è indice di lunga,
gelosa conservazione di autonomia di vita e di costumi, e questo pur essendo completamente circondato dai possedimenti della Pieve di Varsi e da quelli dei monasteri di Bobbio, di
Gravago, di quello pavese di S. Pietro in Ciel d’Oro e di altri ancora.
Arriviamo finalmente all'
anno 898, regno dl Berengario I; una complicata e solenne formula giuridica sancisce I’acquisto, da parte del venerabile Everardo, vescovo di Piacenza, di meta della roccia sulla quale e costruito, "de moderno tempore", da poco, un castello.
Una sbiadita pergamena e il primo documento che ci da notizla della rocca dl Bardi, e contemporaneamente ci lascia lntravedere un periodo buio ed angoscioso della nostra storia; sono infatti
le scorrerie degli Ungari che spingono il prelato a cercare un rifugio sicuro, ed in genere provocano il fenomeno dell'incastellamento.
Da questo momento
la storia del borgo si identifica con quella della fortezza.
Una notevole penuria di documenti non ci permette per ora di conoscere con precisione ciò che accadde nei due secoli successivi, ma alla fine del Xll secolo il castello risulta appartenente ai
"Conti di Bardi", una sorta di consorteria gentilizia che probabilmente discende dalle prime famiglie longobarde.
Nella seconda meta del XIII secolo emerge prepotente Ia figura di
Ubertino Landi, Conte di Venafro, fondatore della potenza della casata.
lnizia un periodo confuso e tormentato, fino ed oltre la morte del selvaggio signore:
nel 1255 il castello è distrutto dai Pallavicino, e subito ricostruito e fortificato, tanto che due anni dopo
il Comune di Piacenza deve cedere ai Landi il dominio delle valli di Ceno e di Taro; per due volte Ia rocca viene espugnata, anche se con I’onore delle armi, nel 1270 e nel 1307, e nel 1313 I’esercito guelfo comandato dal Cavalcabò è sconfitto sotto le mura di Bardi.
Approfondimento su
“IL CASTELLO DI GRAVAGO E LE CAMINATE”
sul sito ValcenoWeb.