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Il Groppo di Gora


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Una grotta lungo il fiume Ceno in località Raffi
PRINCIPALI CARATTERISTICHE GEOLOGICHE DELLA VAL CENO
Il territorio della Val Ceno presenta una notevole varietà di rocce, affioranti in ampi spaccati naturali, la cui origine è legata all’apertura, nel Triassico superiore (circa 220 m.a.), ed alla successiva scomparsa, a partire dal Cretaceo medio (circa 90 m.a.), di un oceano che separava i continenti paleoafricano e paleoeuropeo. In questo mosaico di affioramenti rocciosi e morfologie ci sono aree particolarmente significative dove le successioni rocciose appaiono molto rappresentative, talora con caratteri di rarità e unicità formando spesso paesaggi spettacolari.

L’importanza di queste peculiarità geologiche risiede nel fatto che permettono di ricostruire:
1) le principali tappe evolutive della catena appenninica. Questo è possibile perché le rocce sono come le pagine di un libro in grado di raccontare la storia geologica di questo settore dell’Appennino emiliano;
2) le relazioni principali tra vicende storiche e territorio.

Tra queste singolarità geologiche le rocce ofiolitiche e quelle di natura argillosa caratterizzano il paesaggio della Val Ceno. In particolare, nel territorio in esame prevalgono tutta una serie di rocce prevalentemente argillose caratterizzate da estese aree denudate che evolvono in calanchi. Da sempre considerati luoghi inospitali, i calanchi rappresentano l’elemento che più caratterizza il paesaggio
collinare dell’Appennino emilianoromagnolo.
Anche se a prima vista i calanchi possono apparire come ambienti sgradevoli, sono in realtà, per gli osservatori più attenti, luoghi di notevole interesse geologico.
I loro versanti sono disegnati da una successione di minute vallecole dove le argille messe a nudo svelano la loro lunga e complessa storia geologica. In questi luoghi si sono sviluppati ambienti fortemente selettivi custodendo specie botaniche tipiche e piuttosto rare.
Il momento dell’anno più adatto per osservare questo particolare tipo di paesaggio è la primavera quando, complici le abbondanti precipitazioni, si assiste al massimo rigoglio della vegetazione.
Durante il periodo estivo la vegetazione
tende a mostrare i primi segni di deperimento e complice le profonde crepe prodotte dal disseccamento, l’aspetto desertico dei calanchi viene esaltato
ulteriormente.
Con l’arrivo delle piogge autunnali si assiste ad una “seconda primavera” con conseguente sviluppo di una nuova copertura vegetale che persiste fino a stagione inoltrata. Le principali aree di affioramento dei calanchi sono: la zona di Serravalle e l’area di M. Cappuccio.
Fra i termini più caratteristici che compaiono all’interno delle argillose
troviamo le rocce ofiolitiche.
Attualmente con il termine ofiolite si indica una associazione di rocce di origine magmatica che i geologi interpretano come brandelli di fondo oceanico che i meccanismi della tettonica a zolle, responsabili della formazione delle catene
montuose, ha portato sui continenti dove noi le possiamo osservare.
Relativamente rare nel panorama regionale, le ofioliti sono uno dei tanti tesori ambientali dell’Appennino parmense-piacentino.

Ricche di fascino per la loro aspra bellezza, variano da blocchi di piccole dimensioni a lembi rocciosi di estensione chilometrica con spessori anche di centinaia di metri.
In Emilia-Romagna le ofioliti sono particolarmente concentrate in prossimità del confine con la Liguria Orientale e nelle alte valli dei fiumi Taro e Trebbia e dei torrenti Ceno, Nure e Aveto. La particolare composizione chimica ne determina un ambiente estremo, del tutto improduttivo per un utilizzo agricolo che acquista, invece, una particolare importanza dal punto di vista botanico per la specializzazione floristica rappresentando veri e propri orti botanici naturali.

Per la loro scarsa erodibilità le ofioliti emergono in rilievo rispetto alle rocce circostanti solitamente di natura argillosa rappresentando dei luoghi d’importanza strategica naturalmente deputati al controllo del territorio.
Le principali aree di affioramento delle rocce ofiolitiche risultano ubicate in corrispondenza del M. Ragola, Roccia Cinque Dita, Groppo di Gora, Roccalanzona, M. Prinzera, Pietranera, Pietra Corva, Rocca Galgana, San Genesio, Rocca di Varsi, la rupe di Gusaliggio e la rupe di Pozzolo.
Una associazione ofiolitica completa comprende anche rocce sedimentarie di mare profondo come calcari di colore grigio chiaro del Cretacico inferiore (circa 130 m.a.) e diaspri del Giurassico superiore (circa 156 m.a.). Quest’ultimi si presentano in successione di straterelli di colore variabile prevalentemente rossastro, a viola, a verde a seconda dello stato ossidato o ridotto delle impurità presenti al proprio interno. Nel caso del colore rossastro prevalgono le impurità ferrose di tipo ematite. La frattura è concoide o scheggiosa e numerose sono i minuscoli cristalli di quarzo e patine manganesifere responsabili degli effetti iridescenti osservabili sulle superfici degli strati. Il diaspro presente sul M. Lama è la più grande massa di diaspro che si trovi in Regione Emilia-Romagna. L’interesse pratico di questa roccia è duplice, da un lato costituisce una pietra decorativa di bell’effetto, dall’altro ha rappresentato, causa la sua elevata vetrosità, la materia prima per la produzione di utensili litici a partire dal Paleolitico medio e superiore (Ghiretti 2003) dai gruppi di cacciatori-raccoglitori che frequentavano la zona.
Infine, un ultimo accenno lo meritano le spettacolari alternanze di strati chiari e scuri di marne calcaree e calcari marnosi, facilmente riconoscibili mentre si risale la Val Ceno e che i geologi definiscono con il nome di “Flysch ad Elmintoidi”.
Queste rocce di origine marina si sono formate nel corso del Cretacico superiore (circa 70 e 65 m.a.) attraverso l’opera di correnti di torbida (particolare tipo di “frana sottomarina”) che ha conferito alla roccia il caratteristico aspetto stratificato. In queste rocce frequente è la presenza di tracce fossili meandriformi prodotte dall’attività di organismi limivori sui sedimenti fangosi e la possibilità di rinvenimento di macrofossili del genere Inoceramus (lamellibranchi pelagici) importante fossile guida del Cretacico superiore (circa 90 m.a.). Le principali aree di affioramento di queste rocce sono: M. Santa Cristina, M. Sant’Antonio, M. Carameto e M. Canate.


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Il Groppo di Gora


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Una grotta lungo il fiume Ceno in località Raffi
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